domenica 4 dicembre 2011

La vallata.


  L'istinto, ancora una volta,  mi fa capire chiaramente che la valle e il fiume che mi avevano ospitato e aiutato la notte precedente, sarebbero stati di nuovo la mia casa e la mia protezione. Non sapevo se nello stesso punto o da un'altra parte, ma sapevo che dovevo andare.
Carico di nuovo la moto, saluto il lago  e ....via.
Il viaggio di ritorno è più frettoloso. Ero ansioso di trovare il posto dove sarei stato a dormire la notte seguente.....non avevo ancora finito!
   Arrivo nei pressi del ponte, dove ero stato la sera prima, e vedo che c'è una persona che cammina sul ciglio della strada. Mi rendo conto che lì non potevo stare. Non andava più bene. Proseguo per qualche chilometro cercando, stavolta con la luce del sole, il posto giusto per me. Trovo che ad un certo punto la strada svolta verso destra ma il torrente prosegue per una vallata selvaggia. Eccolo! Trovato! Scendo e senza scaricare vado in avanscoperta per vedere se davvero lì avrei potuto mettere la mia tenda.
Mi addentro.
La natura è prepotente.....forte, è difficoltoso camminare.  Il rumore amichevole dell'acqua è forte, quasi assordante. Trovo una montagna di detriti dopo pochi metri. La supero ..... il sentiero sparisce..... erba morbida... piante basse.... tracce di animali......cammino ancora per un po'. Passo attraverso uno strano posto energetico umido, freddo, buio, pieno di insetti..... sento i brividi. Guado con un salto il corso d'acqua e il cammino prosegue solo per qualche metro perché lì ....  poco lontano ..... c'è il posto giusto per la tenda. Il terreno attorno è in pendenza e pieno di arbusti ma lì, sembra ci sia una piazzola da campeggio fatta apposta per la mia piccola casetta. Torno alla moto, prendo tutto e ritorno sul posto.... Sono accaldato e in quel momento ho un solo desiderio: fare il bagno nel torrente!
In realtà, quello che volevo fare, non era proprio un semplice bagno. Tempo prima avevo letto che la cerimonia del battesimo, come veniva fatta prima che esistesse il cristianesimo, consisteva nell’immergere totalmente il corpo nell’acqua fredda di un fiume. Questo modo di eseguire il battesimo tanto diverso da come ora avviene nelle chiese, aveva un senso preciso. Veniva svolto in quel modo  perché l’immersione totale e improvvisa nell’acqua fredda provoca il distaccamento della nostra consapevolezza dal corpo per un istante.
Questa cosa, oltre che incuriosirmi per il suo valore storico, m’incuriosì soprattutto perché non si trattava di qualcosa di teorico o simbolico, ma di qualcosa che in qualche modo poteva essere sperimentato in concreto.
Lascio tutto sul prato, mi spoglio e comincio a cercare un posto vicino dove poterlo fare.  L'acqua è bassa quasi dappertutto ma poco lontano intravedo una piccola insenatura dove è possibile immergersi sdraiandosi.  Per arrivarci devo usare le mani e aggrapparmi alle piante e ai ciuffi d'erba perché il punto d’accesso al fiume è ripido e scivoloso. Ho i piedi e le mani sporchi di terra scura ..... è bello.
Quando arrivo all'insenatura, immergo i piedi nell'acqua e mi accorgo che è gelata.
Mi bagno con le mani......... i piedi mi fanno male dal freddo..... mi ribagno per evitare lo shock termico e poi..... dentro.... AAAH... freddissima.... non respiro .... emetto un gemito forte. Quando mi raddrizzo in piedi e passa il trauma dico ... che bello ... lo rifaccio!.... e giù di nuovo.... fredda ancora...... bellissimo. Sicuramente non era quello che mi ero immaginato ma sono soddisfatto. Evidentemente, l’effetto di distaccamento dal corpo che avevo cercato di sperimentare, non si poteva realizzare semplicemente immergendosi nell’acqua gelata…..ovvio direi!
 Nudo, torno dove avevo lasciato le cose e monto la tenda. Fatto questo, dopo essermi asciugato, mi metto il costume e vado a fare una passeggiata per vedere dove ci si può spingere ... cosa c'è oltre . Passo un promontorio di terra e poi un grosso masso.... meraviglia..... il fiume serpeggia in questa valle selvaggia stretto fra alte mura di roccia ed è stupendo...... sembra  incontaminato, anzi ..... è incontaminato. Proseguo e devo attraversare di nuovo il corso d'acqua. Non c'è un sentiero... devo districarmi fra arbusti secchi intrecciati con i nuovi..... ad ogni angolo non credo ai miei occhi. Meraviglia . Sono incantato. Vedo dei laghettini dove mi prometto che all'indomani avrei ritentato l’esperimento dell’immersione. Vado avanti e..... oooohh ancora sorpresa.... un laghetto più grande ancora più bello con l'acqua talmente pura e trasparente che sembra cristallo. Subito dopo ..... ancora stupore .... il fiume si dirama in tre piccoli torrenti formando due isolette piene di vegetazione rigogliosa. Subito dopo vedo uno spiazzo sulla destra dove mi dico che, se mai fossi tornato un giorno in quel posto, lì avrei messo la tenda. Torno indietro galvanizzato e a quel punto, comincio ad avere un po' di fame. Monto il fornellino da campo e comincio a far bollire il riso che mi sono portato da casa.
Il quadro è meraviglioso: fiume, tenda alle spalle, fornellino da campo. Ogni momento mi sento parte di qualcosa ma nello stesso tempo ospite ...osservato...

continua.....

venerdì 21 ottobre 2011

Un nuovo giorno


Mi sveglio alle prime ore dell'alba dopo aver fatto qualche ora di sonno. Esco dalla tenda e mi rendo conto meglio del luogo dove  ero stato. Gironzolo nei dintorni e vedo che è tutto bellissimo.
Mi siedo e osservo. Guardo tutto senza pensiero e tutto mi attraversa, mi alimenta, mi nutre. Sono sporco, lercio di terra e sudore per quello che ho fatto la notte precedente. Così decido che è l'ora delle spugnature al fiume. Un po' infreddolito, prendo con me sapone, spugna e mi avvio. Dopo pochi minuti arrivo al corso d'acqua e subito trovo il posto giusto per lavarmi. Attorno a me c'è una radura piana, piena d’alberi e arbusti d’ogni tipo. E' un bosco che nessuno calpesta da anni e l'erba è morbida, come se crescesse su un cuscino.
Comincio dalle braccia: prima un po' di sapone inumidito e poi solo acqua.... acqua fresca... fredda. Ritorna lo stato di ... alterazione sensoriale e il freddo comincia a passare. Mi tolgo il pile e mi lavo il tronco. Bagnato .... freddo .... ma io ho caldo. Mi ritrovo ancora seminudo e mi lavo tutto. Profumo di pulito e sto bene. Sento che la notte prima è accaduto qualcosa di straordinario e vivo il lavaggio più intensamente. Non so che ore sono, il cellulare è spento e non so esattamente dove sono. Il tempo scorre in modo diverso perché Io sono diverso. Ci sono momenti lunghi in cui sto lì a far nulla. Non devo fare nulla. Sono io nel presente e questo è sufficiente.  (fa anche rima!)
Seduto di fronte alla tenda, tiro fuori il mio flauto di bamboo  e suono.....non suono niente di conosciuto.... sono ispirato dal momento…suono quello che arriva.
Dopo aver espresso i miei sentimenti con la musica faccio due passi lì intorno e poco lontano dalla tenda c'è una vecchia casa abbandonata....unica traccia umana.
Fra le cose che avevo preso in considerazione di fare, in questo mio viaggio, c'era di visitare il lago di Lerdo, posto incantevole immerso nel verde delle nostre valli e che non vedevo da quando ero piccolo.
Capisco che è ora di ....”levare le tende” nel vero senso della parola e quindi, dopo aver gironzolato allegramente nei paraggi per un po' di tempo, torno alla tenda, smonto tutto e mi incammino verso la moto.
Il rituale d’ogni motociclista di caricare la moto con cura è un momento molto significativo. Porti tutto con te. Non resta nulla sul posto dove stavi.... non lasci traccia. Ti rendi conto più del solito d’essere solo di passaggio.
Comunque, quando tutto è pronto..... via! Attraverso il ponte sul fiume e imbocco la strada verso il lago d'Idro.  Durante l'attraversamento penso per un attimo al posto dove avrei dormito la notte seguente e  nonostante mi piacesse l'idea di trovare un luogo nuovo, guidato ancora dall'istinto, sento che lì, vicino a quel fiume,  c'è qualcosa di importante per me. Nell'allontanarmi sento un senso di forte gratitudine verso quel posto....lo ringrazio mentalmente.
La strada è semideserta e mi permette di guidare molto lentamente. Riesco a godermi il paesaggio e mi accorgo che l'effetto di ciò che ho vissuto nella nottata non è svanito. Non sono ..”normale”, non come al solito. E' come se il “volume” delle percezioni fosse aumentato. Vedo i colori più intensi, sento i rumori più dettagliatamente, avverto le vibrazioni della moto  e l'aria sul mio corpo con più intensità del solito.  
Lungo la strada mi fermo a bere da una fontana d’acqua fresca che sgorga dalla montagna..... buona.... avevo sete. Mi sgranchisco un po' le gambe e subito dopo rimonto in sella.
A parte il tratto di strada che costeggia il lago d'Idro, sono tutte strade che non conosco e dentro di me continuo a meravigliarmi dalla bellezza dei posti che stanno a pochi chilometri da casa mia. Arrivo a Ledro. E' bellissimo! Trasparente ... poca gente. Parcheggio la moto vicino alla sponda e immediatamente mi butto nelle sue fresche acque. Ne avevo bisogno! L'acqua è fredda ma nonostante questo sto a mollo per un bel po'. Mi piace e il freddo è comunque una piacevole sensazione.  Quando esco, mi sdraio sull'erba al sole ed aspetto di asciugarmi.
Sono a digiuno completo da 24 ore e sento un po' di fame. Mangio prugne secche e arachidi, accompagnati da un buon succo di frutta. Non ho molto appetito ma mangio con gusto.
Osservando attorno a me, mi rendo conto di essere un estraneo. E' l'esatta sensazione che ho provato in quel momento. La gente attorno a me era lì per godersi il lago durante il week end, per rilassarsi prendendo il sole, io  no . Vedevo il resto del mondo da un oblò, e questo mi ha fatto capire che il mio percorso interiore non era ancora terminato.
Infatti poco dopo aver finito di nutrire il corpo e dopo essermi asciugato totalmente, rimonto in sella per tornare alla ricerca del posto in cui pernottare la notte seguente. 

Continua.....

domenica 2 ottobre 2011

Risvolti interiori.


Quello che è successo poi non è esprimibile con il nostro linguaggio ordinario e se provassi a farlo, sarebbe solo un disegno approssimativo di qualcosa di esteriore, quando invece l'importante è accaduto interiormente. Posso solo dire che è stato come scavalcare un ostacolo che sentivo di dover superare da anni. Sono entrato così in profondità, così in intimità con me stesso che l'intimità si è estesa oltre me, i confini netti fra “io” e “tutto il resto” si dissolsero e gli effetti di tutto questo sono arrivati in fondo al mio cuore. Non so quanto tempo è passato ma non aveva alcuna importanza. Ero veramente Solo ma connesso con tutto il resto più che mai. Felice. Ero in contatto con quella parte di me che non muore ma è abbandonata …nascosta..... dimenticata. Sentivo ciò che dovevo fare. Quella parte era finalmente libera di esprimersi senza quel pesante involucro culturale che di solito mi portavo dietro come una muta spaziale. Io Ero Io!
Compio molte azioni durante quella lunga notte e le compio con la strana sensazione di doverle fare ma nello stesso tempo di non sapere il perché. E’ come un rito. Tutte azioni concatenate che però non comprendo con la mia razionalità…non sono razionali! E’ il mio cuore a guidare….è lui che detta legge. Per un po’ di tempo che non saprei quantificare, mi sento come in trance. Ondeggio e mi gira la testa. Dico delle cose. Faccio delle cose. Il buio quasi totale aiuta a farmi sentire come nello spazio….perso. E’ una situazione veramente difficile da spiegare.
Il tempo è rallentato e passano molte ore….. la luna, che era alta nel cielo, lo percorre tutto e tramonta prima che tutto finisca. Sembra sia passata una settimana.
Ad un certo punto l’energia che accompagnò quei momenti magici comincia a rientrare nella normalità ma non capisco bene ciò che mi è accaduto. Non è il momento per capire! La mia mente è sveglia ma il mio corpo è stanco e comincio a sentire il freddo. Capisco che è giunto il momento di cercare di riposare e quindi m’infilo nel sacco a pelo per dormire. La nottata è irrequieta e il sonno è molto leggero. Ad ogni piccolo rumore mi sveglio …. buio …. fruscio dell’acqua in lontananza ….. freddo….. forse voglia di piangere … non so.

Continua...

domenica 25 settembre 2011

Comincia la trasformazione.


  Il Venerdì della partenza, la giornata è cominciata più o meno normalmente. Una lavata, una bella colazione e via. La sera prima avevo preparato la moto, lo zaino, tenda, sacco a pelo …. insomma, tutto quello che mi sarebbe servito per affrontare 2 notti e 3 giorni lontano da tutto e tutti.
Ammetto che l'ansia di partire era forte e durante la giornata ero un po' distratto. Continuavo a pensare a cosa sarebbe successo.....a dove sarei andato...... tutto senza risposta. Davanti a me il futuro si fermava alle 18 e 30 circa, la fine della mia giornata in studio. Da li in poi.......niente di certo …. insicurezza.....ignoto......buio. Non avevo idea di cosa sarebbe successo, dove avrei dormito, chi o cosa avrei incontrato....niente di niente.
Finalmente finisco di lavorare e via…. si parte!
Salgo in moto e mi metto in marcia eccitato. Poco dopo la partenza mi fermo ad un supermercato in paese per fare l'ultimo acquisto della settimana: una spugna. Questo perché fra le cose che desideravo fare, c'erano delle spugnature con l'acqua limpida e fresca di un fiume di montagna che, tra l’altro, non sapevo se lo avrei trovato!
Il viaggio è cominciato con il sole che stava tramontando e quando sono arrivato nella valle iniziava ad imbrunire.
Io .... la moto ... l'aria fresca..... vigile osservazione per trovare il posto..... i fari accesi .... nessuno oltre me.
Una delle possibilità che erano balenate nella mia testa, era quella di pernottare in riva al lago di Val Vestino ma quando sono arrivato lì, mi sono reso conto che era difficilmente accessibile e anche molto basso di livello e quindi non molto poetico. Non mi attraeva. Continuo la ricerca sempre più in uno stato d’eccitazione che mi fa “sentire“ tutto diversamente dal solito. Già a questo punto ero quasi proiettato in un'altra dimensione.
E' l'imbrunire e dico a me stesso che devo trovare presto il posto per dormire perché di lì a poco sarebbe diventato buio. Il tempo in questa situazione passa lentamente e mi accorgo che, nonostante il mio stato di profondo benessere, non è un viaggio di piacere. Le montagne intorno a me sono ….. portentose. La loro forza m’investe violentemente e la suggestione è resa ancora più forte dalla luce che c'è dopo il tramonto.
Già da quel momento comincio ad avvertire una strana sensazione che mi accompagnerà per il resto del viaggio, è una specie di brivido provocato da un profondo piacere unito a paura o angoscia….curiosa accoppiata!
Ad un certo punto arrivo ad un bivio e, non sapendo dove andare, mi affido al mio sesto senso, come farò nel resto dei miei giorni di permanenza, e vado verso Marene, paesino in direzione cima rest.
Un torrente meraviglioso costeggia la strada e mi rendo conto che quello è il fiume che mi deve aiutare. E' lui. Lo riconosco. Cerco un punto dove si può mettere la tenda. Ad un certo punto c'è un ponte vecchio, la valle si allarga un po' e capisco che potrebbe essere un bel posto. Proseguo qualche centinaio di metri, pensando che forse più avanti ci sarebbe stato un posto migliore ma subito mi rendo conto che il mio istinto aveva deciso per me e il ponte era il mio traghetto verso quella che poi scoprii sarebbe stata una vera e propria iniziazione.
Parcheggio la moto al lato della strada e vado in perlustrazione, tanto per capire se potevo attraversare con la moto e ...si. Si può. Bando agli indugi.
Euforico attraverso il ponte. Spengo il motore....
....silenzio......silenzio surreale........silenzio anche dentro.
Chiudo tutto, carico zaino e tenda in spalla, torcia in mano .... e via!
Fresco.... buio..... ignoto...... fiatone......
Seguo un sentiero poco battuto e poi lo abbandono lasciandolo sulla mia sinistra. Nessun sentiero. Rami bassi..... umido..... il cuore batte forte..... proseguo...... rumore del fiume..... Ad un certo punto mi perdo. Ma non mi preoccupo. Il fiume è li.... quasi a farmi da bussola acustica. Mi accorgo che ogni tanto ritorno sui miei passi..... forse giro in tondo.... proseguo..... sudo.....comincia la trasformazione..... il fiato fa la condensa dal freddo, ma io ho caldo. Ormai è buio e vedo solo quello che la torcia mi permette di vedere. Sono in una sfera illuminata e oltre c'è solo oscurità.... è strano......disorientante.......emozionante …...pauroso.
Vedo un posto .... una radura tondeggiante con alberi tutt'intorno ... è lei. E' quella giusta, un po' in pendenza ma giusta. E' rialzata quindi mi arrampico e arrivo. Lascio cadere tutto per terra, anche gli schemi mentali, il “devo”, la personalità, il “io sono” ... tutto cade. Monto la tenda velocemente e nel frattempo mi tolgo gli indumenti .... caldo.... vedo il fiato che condensa ma ho caldo. Sono digiuno da mezzogiorno ma non ho fame. Ho lavorato ma non sono stanco. Mi ritrovo nudo..... nudo..... esaltato……estasiato..... buio ..... la luna si affaccia dalle nuvole..... io e la nostra Terra..... soli.

Continua....

lunedì 19 settembre 2011

L'inizio......


  Non saprei individuare il momento preciso in cui ho iniziato a desiderare di fare questo viaggio. Certamente è stato un desiderio che non è arrivato improvvisamente ma è aumentato con il passare degli anni, è cresciuto dentro di me lentamente, quasi come fosse un’entità pensante autonoma e alla fine, è diventato un bisogno impellente che non avrei potuto ignorare ulteriormente.
Negli anni, grazie alla mia famiglia , si è sviluppato in me un forte amore e rispetto per la natura, un rapporto emozionale molto profondo che è sempre stato una specie di punto di appoggio solido su cui fare affidamento nei momenti difficili....un campo base dove tornare in caso di emergenza!
Ecco perché, quando molto tempo fa cominciai a sentire questa chiamata verso i boschi a.... non so fare cosa, pensai che fosse un semplice desiderio di rivivere quelle esperienze che, per via degli impegni che la società in cui viviamo ci impone, non riuscivo a soddisfare quanto volevo. Per anni però, avevo notato una mia quasi morbosa attrazione per i posti più selvaggi e inospitali che mi capitava di incontrare. Più il bosco era intricato e impervio più mi attraeva. Non capivo che qualcosa stava bussando alla porta del mio cuore.
All'inizio era un sentimento molto astratto a cui non avevo dato molta importanza. Con il passare degli anni però , qualcosa ha reso questo vago desiderio sempre più importante. In quel periodo infatti mi ero avvicinato alla cultura dei Nativi Americani, dove il rapporto con il territorio e la natura hanno uno stretto legame con la spiritualità e quindi, quello che poteva essere confuso con la voglia di una scampagnata fra amici, divenne qualcosa di più grande e profondo. Con il passare del tempo mi rendevo sempre più conto che questo desiderio irrazionale e astratto era qualcosa di più che una strana voglia di avventura. Cominciavo a sentire una profonda esigenza che si faceva strada dentro di me, un bisogno profondo che richiamava la mia attenzione sempre più prepotentemente. Prendeva forma e cresceva, e più non la comprendevo, più lei bussava forte nella mia testa. Il semplice ma vago desiderio di andare su una montagna a farmi una passeggiata in solitaria, prese forma, e cominciai a “sentire” il tipo di viaggio che avrei intrapreso, con tanto di dettagli che nemmeno io comprendevo fino in fondo.
Da circa un anno prima della partenza, al desiderio si aggiunse una forte sensazione di incompletezza. Uno stato d'essere come se alla mia vita mancasse qualcosa di importante, di essenziale.
Dovevo farlo!!!! Il bisogno era impellente!
Verso Giugno, circa tre mesi prima della partenza , avevo cominciato ad avere chiaro cosa portare e come organizzare questa cosa, senza sapere esattamente il perchè. Avevo cominciato a scrivere quello che mi sarebbe servito perchè avevo cominciato a intuire le cose che avrei dovuto fare la nelle montagne, ma nello stesso tempo non riuscivo a razionalizzare il tutto, perché in realtà non avevo ben chiaro nemmeno io cosa diavolo avrei fatto in quel posto sperduto.
Un’altra cosa che con il tempo è cambiata, è la zona in cui questo viaggio sarebbe avvenuto.  Tempo prima immaginavo, ispirato da quel desiderio profondo, di andare lontano in posti esotici, tipo montagne rocciose in America o deserti sconosciuti. Poi, con il passare degli anni, ho sempre di più avuto il desiderio di rimanere nella mia terra, vicino a dove ero nato e cresciuto. La mia terra mi doveva parlare….. mi stava chiamando.
   Affiorò a quel punto nella mia mente, un luogo che fino a quel momento non mi aveva attratto particolarmente, se non per il suo lato naturalistico: Val Vestino. E’ un luogo che spesso ho incontrato nella mia vita ma verso il quale non nutrivo particolare interesse. Improvvisamente….. boom! Amore …. Attrazione…. non so. Sta di fatto che non è nemmeno stata una decisione: li DOVEVO andare e li sono andato.
Visto il particolare sentimento che mi ha accompagnato in tanti anni rispetto a questo desiderio, non ho voluto procurare cartine che potessero contaminare le mie scelte. Il tutto è avvenuto seguendo esclusivamente il mio istinto…. il mio cuore.
Una volta su un libro lessi che il cammino di Santiago de Compostela comincia in realtà da casa propria. Allo stesso modo se dovessi chiedermi quando questo viaggio è cominciato, risponderei 34 anni fa, il giorno della mia nascita.

Continua......

giovedì 15 settembre 2011

Il vento del bosco........

Ciao a tutti.

Mi presento.
Mi piace: La sensazione dell'acqua fredda sulla faccia la mattina, camminare a piedi nudi, nuotare nell'acqua fresca, andare sott'acqua con la maschera, il vento, l'acqua, incontrare nuove persone, il silenzio, meditare, essere consapevole di me stesso, tutto ciò che riguarda il mondo interiore, il cioccolato extrafondente, stare da solo, accettare, amare, osservare, osservare me stesso (non intendo allo specchio...!!! ),osservare senza giudicare, mettere le mani e i piedi nella terra, fare l'amore, le donne, cambiare spesso strada, trovare strade nuove, annusare, sentire l'odore delle piante e dell'erba, toccare, massaggiare, abbracciare, mettere a proprio agio le persone, ascoltare musica, ascoltare, suonare la chitarra,suonare la batteria (anche se non sono capace) e il flauto di bamboo, cantare, guardare le opere d'arte, costruire oggetti, leggere, cucinare, i cavalli, il fuoco, il fuoco di notte, fare campeggio libero, vivere il presente, disegnare, viaggiare in moto ... lentamente!, mettere ordine  nelle cose, lasciarmi guidare dall'istinto, scoprire cosa c'è di buono nelle persone, andare oltre le apparenze,la natura,i luoghi incontaminati, la vita, l'universo ….

 Ogni tanto vado a camminare nei boschi da solo.
 Senza dire niente a nessuno, butto i miei scarponi da trekking nel baule della macchina o nelle sacche della moto e vado dove il tempo e il progresso sembrano non avere avuto alcun effetto: il bosco. Il bosco è come un'enorme organismo vivente che accoglie pazientemente tutti coloro che desiderano visitarlo e con degli aliti di vento ci parla....ci parla di se......di noi!
 Cammino un po' fino a quando mi sento lontano...lontano dalla società, lontano dalle strade e dai sentieri, vicino alla terra e a me stesso. Poi, ad un certo punto, mi fermo......non faccio niente......esisto e basta. Resto li .....immobile. Sento il mio respiro e a stento il battito del mio cuore... tutto il resto mi ruota intorno. E' come essere nel centro del ciclone. E' una sensazione che va al di la del piacere di stare in mezzo alla natura, è come passare dallo stato: "Christian Codenotti, nato il ...bla bla bla, residente a .....bla bla bla.......lavoro bla bla bla, auto targata ....bla bla bla" allo stato di "essere umano sulla terra". Nessun pensiero, nessuna preoccupazione....solo la meravigliosa sensazione di esistere, facendo parte di qualcosa di più grande.

 Tutto questo ha avuto un inizio.......c'è stata una prima volta. Ad un certo punto della mia vita sono stato “chiamato” a vivere un'esperienza che si è rivelata straordinaria e che mi ha cambiato profondamente.
 Se ti senti in sintonia con tutto questo o semplicemente ti incuriosisce e vuoi sapere come è andata, ho una storia da raccontarti.

....continua.....