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Viaggio in val Vestino.pdf
Grazie!
Il Vento Del Bosco
venerdì 10 giugno 2016
venerdì 22 febbraio 2013
La conclusione
A
questo punto comincio ad avere fame. Torno lentamente alla tenda
ripercorrendo a ritroso il percorso che avevo fatto all'andata. Ora
la tenda è in pieno sole.
La
sera prima non avevo finito tutto il riso e così decido che quello
avanzato sarebbe stato il mio pranzo con l'aggiunta di un po' di
fagioli che avevo con me. Il sole è caldo ma me ne sto lì ad
assorbire i raggi come se fosse una carica d’energia che mi
attraversa. Mangio e assaporo. E' come se le fasi della giornata
fossero vissute in modo più reale del solito. Normalmente la
giornata è scandita dagli orari ... un numero che ti dice in che
punto della giornata sei. Lì in quel posto con quelle percezioni e
senza orologio, il momento della giornata è percepito attraverso una
sensazione. Lì, mentre mangiavo, avevo la netta sensazione di che
momento fosse della giornata.
Finito
di gustare il pranzo frugale, metto subito tutto a posto perché era
mia intenzione ritornare nel pomeriggio, quindi lavo le stoviglie al
fiume e metto tutto nello zaino. Mi voglio godere questi ultimi
momenti e mi faccio una camminata sempre seguendo il fiume,
osservando con profonda calma quello che mi sta attorno. Non mi
rendo ancora conto completamente, ma il desiderio/sogno che avevo
prima di partire e che mi accompagnava da qualche tempo si è
avverato, andando oltre ogni mia aspettativa. La mia condizione
mentale di totale ricettività e abbandono che mi ha accompagnato fin
dall'inizio di questa avventura, mi ha permesso di vivere esperienze
che sono andate al di là di quello che speravo, anche se appunto non
avevo idea di cosa mi sarebbe successo e non avevo nemmeno intenzione
di pormi degli obiettivi.
Mentre
passeggio per l'ultima volta nella magnifica valle che mi ha ospitato
mi rendo conto chiaramente, per la prima volta, che ciò che ho
vissuto è stato come abbattere una barriera che era in me e che
ora avvertivo non c'era più. Avevo risolto un'urgenza che aleggiava
nel profondo del mio cuore da anni senza che me ne rendessi conto. Era come
quando un rumore fastidioso non lo si sente più perché è ormai
troppo tempo che ti assilla e quindi ti sei abituato, ma quando
improvvisamente si interrompe capisci che era quello che ti dava
fastidio, ed è come se ti togliessi un peso dallo stomaco. Uguale.
Ora mi sentivo esattamente così..... più leggero.
A
quel punto decido di rientrare nella società. Me ne vado a metà
pomeriggio circa, anche perché le previsioni del tempo davano
pioggia e non volevo fare un rientro .... bagnato!!
Smonto
la tenda.... sistemo lo zaino con cura.... m’incammino.
Il
ritorno alla “civiltà” è graduale. Pian piano mi rendo conto di
ritornare nel mio solito mondo, ma nello stesso tempo sento
chiaramente che in questi giorni ho abbandonato qualcosa di me su
quelle montagne.
Il
resto non ha importanza.
venerdì 17 agosto 2012
Il centro del ciclone
....
Proseguo nei miei intenti e con il sole caldo che illumina il mio corpo mi avvicino al laghetto prescelto.
Questa volta decido di affrontare l’esperienza in modo un po’ più solenne.
Non come un bagno rinfrescante, ma proprio come una cerimonia. Dato che ero nudo e non portavo oggetti con me, per fare questo non potevo contare su nessun tipo di aiuto esterno e capii che l'unico modo era quello di modificare il mio stato interiore.
La cosa che mi veniva da fare per rendere “sacro” quello che mi apprestavo a fare, è stato di sforzarmi di svolgere tutte le mie azioni in uno stato di presenza….di ricordo di sé.
Per evitare il shock termico, mi bagno con le mani..... fredda. L'acqua è veramente fredda ma ricordando l'esperienza del giorno prima sono più preparato.
Ci provo ...mi butto, ma appena il corpo tocca l'acqua è più forte di me... mi dimeno e sussulto dal freddo. Per quanto mi fossi impegnato a stare fermo, e presente a me stesso, non sono riuscito a restare concentrato. La mia consapevolezza al posto che essere Me è diventata il mio involucro che a contatto totale con il gelo non ha resistito. “Ma è naturale” ho pensato. Il mio corpo non può restare fermo in una situazione così estrema, va contro la sua natura. Io dovevo restare Io...... osservatore passivo. Riprovo e ancora il mio corpo ruba l'attenzione. Anche se la condizione così particolare in cui mi trovavo agevolava lo stato di presenza, normalmente meno stabile, le sensazioni travolgenti dell’acqua fredda mi facevano perdere il fuoco dell’attenzione. Ci voleva più sforzo!
La terza volta mi fermo sul bordo del laghetto e cerco di restare consapevole per un lungo momento, senza desiderare niente.
Sono lì fermo.......dal mio centro osservo il resto .....il mio corpo .....tutto intorno.........silenzio!
Sono fermo.......sento forte il mio respiro.........batto gli occhi.............silenzio.....................tutto è in attesa............................è il momento presente.............portentoso...........immobile................. Un attimo molto lungo...... mi butto...... nel lancio trattengo il fiato….il tempo è fermo....eterno......chiudo gli occhi......contatto! L'acqua è ..... veramente fredda ma questa volta succede! mentre sono totalmente immerso nel liquido riapro gli occhi e ..... difficile da spiegare.
E' come se il mio corpo si sganciasse da me. Ero io in una muta di carne ed ossa immerso in una specie di liquido amniotico gelato che ovattava ogni rumore.... che investiva violentemente i sensi ....un sordo rumore cupo che faceva da colonna sonora alla strana visione del mondo attraverso la lente di acqua che mi avvolgeva.... tutto era sfocato fuori ma io ero Io.... nitido....cristallino! Non ero il corpo! In verità non sentivo il freddo, il mio corpo si ma io no! Il tutto penso sia durato non più di 5 o 6 secondi ma è stato talmente intenso che potrei paragonarlo all'insieme di pallide sensazioni vissute in un intera settimana di routine! Il corpo questa volta è totalmente rilassato. Non si dimena e non boccheggia per il freddo. Un ammasso di carne e ossa che ondeggia insieme all’acqua. Mi sento morto fisicamente....c’è solo la mia consapevolezza. Il ricordo di quel momento si è scolpito talmente profondamente nella mia memoria che penso non lo dimenticherò mai!
Esco dall'acqua più lentamente di prima ... non scappo. La cornice attorno a me è surreale, meravigliosa, spaventosa, gigantesca, travolgente tutto allo stesso tempo. Dopo alcuni minuti mi ributto, stavolta per il semplice piacere di fare un tuffo! Faccio addirittura qualche bracciata faticando a respirare. E' sofferenza profondamente piacevole.... un controsenso!
Ho un po' di freddo, mi metto lì sulla roccia che si trovava subito a valle del laghetto, dritto verso il sole. Fermo. Il tutto è talmente avvolgente e bello che sorrido. Me ne sto lì un bel po'. I piedi sono appoggiati su una roccia gigantesca, che sporge direttamente dalla montagna, circondata da acqua corrente. Sono completamente nudo e un brivido forte.... mi compenetra. Osservo. E' l'unica cosa che faccio.
Mi sentivo nel centro del ciclone. Io ero il centro....fermo....immobile ..... silenzioso e il mio silenzio si estendeva a tutto il resto. I rumori erano silenziosi, i movimenti dell’acqua e degli alberi erano fermi. Tutto era perfettamente a fuoco...nitido. Il momento presente come non lo avevo mai vissuto. La realtà alla massima potenzialità!
Passa parecchio tempo ma in quel frangente succede qualcosa. In un istante comprendo il senso di quest’esperienza. Sento che ciò che rende quell'istante così meraviglioso, non sta in qualcosa là fuori, in quello che vedo o in quello che faccio. La chiave è dentro di me!
L'intuizione è fulminea e forse fatico a metabolizzarla completamente.
Il senso di quella comprensione è questo: tutto ciò che ho vissuto in questo breve viaggio, è stato così superlativo, così sublime, non perché i posti o le sensazioni che provavo lo erano, ma perché IO ero diverso! Sono stato semplicemente aiutato da questa dimensione così contraddittoria: bellissima e sublime da un lato ma spaventosa e scomoda dall'altro. Ero travolto da un'energia poderosa, gigantesca, spaventosa, e l'unico modo per sopportarla era accoglierla.....accettarla totalmente. Accettandola diventava gioia mescolata ad emozioni difficilmente spiegabili, come se quell'energia mi ritornasse ciò che io davo a lei. Uno specchio. Se non l'avessi accettata ….amata, mi avrebbe allontanato...sarei sicuramente stato male. L'aver accettato quest’energia così forte, l'aver amato profondamente le sensazioni travolgenti che provavo senza giudicarle brutte o belle ma semplicemente accettate per quello che erano, mi ha portato ad una percezione del mondo completamente diversa, nuova. Non erano le cose che facevo o le emozioni che provavo a farmi stare bene o male, ma era il mio stato interiore. Cioè, il mio approccio al mondo così diverso dal solito, rendeva la situazione permeata di gioia a prescindere dal paesaggio suggestivo o dalle fresche acque del torrente. Il tutto partiva da me. La sensazione esatta che lì su quella roccia provavo, era che se il mio stato interiore, non stabile, fosse cambiato e fosse tornato come era sempre stato, il momento si sarebbe trasformato in terribile......intollerabile!
Non posso che constatare, mentre scrivo queste parole, quanto quella comprensione abbia influito sul resto della mia vita. Il fatto di amare quello che succede nella vita, aprire il Cuore al flusso interminabile di input che l'esistenza mi offre senza giudicare ....senza il giudizio della mente, rende l'esistenza un paradiso, un posto dove TUTTO ha un senso! La mia esistenza parte da me.....i problemi che mi si sono presentati nella vita, avevano origine dentro di me! Ogni cosa è apparsa per un motivo nella mia vita, il fatto di non accettare in qualche modo queste esperienze, le ha rese negative e sopratutto le ha rimandate! Le cose che mi sono successe, anche le più pesanti, non erano negative in se, non avevano niente di sbagliato. Lo sono diventate solo in quanto non comprese...non accettate ..... non amate. Questo significa che io sono responsabile di tutto. Sconvolgente direi!!!!
Continua.....
Proseguo nei miei intenti e con il sole caldo che illumina il mio corpo mi avvicino al laghetto prescelto.
Questa volta decido di affrontare l’esperienza in modo un po’ più solenne.
Non come un bagno rinfrescante, ma proprio come una cerimonia. Dato che ero nudo e non portavo oggetti con me, per fare questo non potevo contare su nessun tipo di aiuto esterno e capii che l'unico modo era quello di modificare il mio stato interiore.
La cosa che mi veniva da fare per rendere “sacro” quello che mi apprestavo a fare, è stato di sforzarmi di svolgere tutte le mie azioni in uno stato di presenza….di ricordo di sé.
Per evitare il shock termico, mi bagno con le mani..... fredda. L'acqua è veramente fredda ma ricordando l'esperienza del giorno prima sono più preparato.
Ci provo ...mi butto, ma appena il corpo tocca l'acqua è più forte di me... mi dimeno e sussulto dal freddo. Per quanto mi fossi impegnato a stare fermo, e presente a me stesso, non sono riuscito a restare concentrato. La mia consapevolezza al posto che essere Me è diventata il mio involucro che a contatto totale con il gelo non ha resistito. “Ma è naturale” ho pensato. Il mio corpo non può restare fermo in una situazione così estrema, va contro la sua natura. Io dovevo restare Io...... osservatore passivo. Riprovo e ancora il mio corpo ruba l'attenzione. Anche se la condizione così particolare in cui mi trovavo agevolava lo stato di presenza, normalmente meno stabile, le sensazioni travolgenti dell’acqua fredda mi facevano perdere il fuoco dell’attenzione. Ci voleva più sforzo!
La terza volta mi fermo sul bordo del laghetto e cerco di restare consapevole per un lungo momento, senza desiderare niente.
Sono lì fermo.......dal mio centro osservo il resto .....il mio corpo .....tutto intorno.........silenzio!
Sono fermo.......sento forte il mio respiro.........batto gli occhi.............silenzio.....................tutto è in attesa............................è il momento presente.............portentoso...........immobile................. Un attimo molto lungo...... mi butto...... nel lancio trattengo il fiato….il tempo è fermo....eterno......chiudo gli occhi......contatto! L'acqua è ..... veramente fredda ma questa volta succede! mentre sono totalmente immerso nel liquido riapro gli occhi e ..... difficile da spiegare.
E' come se il mio corpo si sganciasse da me. Ero io in una muta di carne ed ossa immerso in una specie di liquido amniotico gelato che ovattava ogni rumore.... che investiva violentemente i sensi ....un sordo rumore cupo che faceva da colonna sonora alla strana visione del mondo attraverso la lente di acqua che mi avvolgeva.... tutto era sfocato fuori ma io ero Io.... nitido....cristallino! Non ero il corpo! In verità non sentivo il freddo, il mio corpo si ma io no! Il tutto penso sia durato non più di 5 o 6 secondi ma è stato talmente intenso che potrei paragonarlo all'insieme di pallide sensazioni vissute in un intera settimana di routine! Il corpo questa volta è totalmente rilassato. Non si dimena e non boccheggia per il freddo. Un ammasso di carne e ossa che ondeggia insieme all’acqua. Mi sento morto fisicamente....c’è solo la mia consapevolezza. Il ricordo di quel momento si è scolpito talmente profondamente nella mia memoria che penso non lo dimenticherò mai!
Esco dall'acqua più lentamente di prima ... non scappo. La cornice attorno a me è surreale, meravigliosa, spaventosa, gigantesca, travolgente tutto allo stesso tempo. Dopo alcuni minuti mi ributto, stavolta per il semplice piacere di fare un tuffo! Faccio addirittura qualche bracciata faticando a respirare. E' sofferenza profondamente piacevole.... un controsenso!
Ho un po' di freddo, mi metto lì sulla roccia che si trovava subito a valle del laghetto, dritto verso il sole. Fermo. Il tutto è talmente avvolgente e bello che sorrido. Me ne sto lì un bel po'. I piedi sono appoggiati su una roccia gigantesca, che sporge direttamente dalla montagna, circondata da acqua corrente. Sono completamente nudo e un brivido forte.... mi compenetra. Osservo. E' l'unica cosa che faccio.
Mi sentivo nel centro del ciclone. Io ero il centro....fermo....immobile ..... silenzioso e il mio silenzio si estendeva a tutto il resto. I rumori erano silenziosi, i movimenti dell’acqua e degli alberi erano fermi. Tutto era perfettamente a fuoco...nitido. Il momento presente come non lo avevo mai vissuto. La realtà alla massima potenzialità!
Passa parecchio tempo ma in quel frangente succede qualcosa. In un istante comprendo il senso di quest’esperienza. Sento che ciò che rende quell'istante così meraviglioso, non sta in qualcosa là fuori, in quello che vedo o in quello che faccio. La chiave è dentro di me!
L'intuizione è fulminea e forse fatico a metabolizzarla completamente.
Il senso di quella comprensione è questo: tutto ciò che ho vissuto in questo breve viaggio, è stato così superlativo, così sublime, non perché i posti o le sensazioni che provavo lo erano, ma perché IO ero diverso! Sono stato semplicemente aiutato da questa dimensione così contraddittoria: bellissima e sublime da un lato ma spaventosa e scomoda dall'altro. Ero travolto da un'energia poderosa, gigantesca, spaventosa, e l'unico modo per sopportarla era accoglierla.....accettarla totalmente. Accettandola diventava gioia mescolata ad emozioni difficilmente spiegabili, come se quell'energia mi ritornasse ciò che io davo a lei. Uno specchio. Se non l'avessi accettata ….amata, mi avrebbe allontanato...sarei sicuramente stato male. L'aver accettato quest’energia così forte, l'aver amato profondamente le sensazioni travolgenti che provavo senza giudicarle brutte o belle ma semplicemente accettate per quello che erano, mi ha portato ad una percezione del mondo completamente diversa, nuova. Non erano le cose che facevo o le emozioni che provavo a farmi stare bene o male, ma era il mio stato interiore. Cioè, il mio approccio al mondo così diverso dal solito, rendeva la situazione permeata di gioia a prescindere dal paesaggio suggestivo o dalle fresche acque del torrente. Il tutto partiva da me. La sensazione esatta che lì su quella roccia provavo, era che se il mio stato interiore, non stabile, fosse cambiato e fosse tornato come era sempre stato, il momento si sarebbe trasformato in terribile......intollerabile!
Non posso che constatare, mentre scrivo queste parole, quanto quella comprensione abbia influito sul resto della mia vita. Il fatto di amare quello che succede nella vita, aprire il Cuore al flusso interminabile di input che l'esistenza mi offre senza giudicare ....senza il giudizio della mente, rende l'esistenza un paradiso, un posto dove TUTTO ha un senso! La mia esistenza parte da me.....i problemi che mi si sono presentati nella vita, avevano origine dentro di me! Ogni cosa è apparsa per un motivo nella mia vita, il fatto di non accettare in qualche modo queste esperienze, le ha rese negative e sopratutto le ha rimandate! Le cose che mi sono successe, anche le più pesanti, non erano negative in se, non avevano niente di sbagliato. Lo sono diventate solo in quanto non comprese...non accettate ..... non amate. Questo significa che io sono responsabile di tutto. Sconvolgente direi!!!!
Continua.....
lunedì 6 febbraio 2012
Un'altro giorno.....
La notte passa e mi sveglio all'alba. Fa ancora fresco ma la luce fa sembrare la temperatura più accettabile. Senza avere nulla da fare, mi prendo tutto il tempo necessario per svegliarmi completamente. Senza fretta. Quando mi sento ok sento di avere bisogno di lavarmi e quindi.... altra spugnatura. Ripeto il rito e si ripetono gli effetti. Fa freddo, vedo la condensa del mio fiato nell'aria ma mi ritrovo ancora nudo, umido a lavarmi e strofinarmi contento come pochi!! Mi rivesto. La mattinata scorre lenta. Quando normalmente il tempo non sembra mai abbastanza e non ce n'è mai a sufficienza per fare quello che si vuole, qui sembra il contrario, è abbondante e denso.... ricco. Ne basta poco per fare molto.
Quando la temperatura ricomincia a salire mi tolgo il pile e ricomincio la perlustrazione del posto. Ripercorro la pista del giorno prima. Sempre bellissimo. Il taglio della luce mattutina dà un tono ancora più affascinante alla valle. Arrivo dove sono giunto ieri e vado oltre.... altre meraviglie... altri laghetti..... la valle si stringe e ad un certo punto si chiude. Di fronte a me si presenta una parete di pietra alta una decina di metri e dal centro sgorga il torrente. Riesco a vedere che la valle continua oltre quello sbalzo ma per me sarebbe impossibile continuare.
Torno indietro e con calma mi godo ogni angolo. Analizzo bene il grosso spiazzo che vidi il giorno prima e trovo che effettivamente è un posto fantastico per mettere una tenda..... la prossima volta. La temperatura sale.... fa caldo. Nel tornare mi segno mentalmente il laghetto dentro il quale avrei fatto il bagno. E' grosso e abbastanza profondo e vi si accede proprio dalla radura per la tenda.... bellissimo.
Torno alla tenda , mi spoglio e riparto. Mi arrampico sulle rocce e scavalco arbusti di ogni tipo nudo e senza nulla ai piedi. Forse è rischioso ma voglio farlo. Li sono Io che comando e non c'è nessun “non devi” o “non puoi fare” che tenga. Come mamma mi ha fatto ripercorro la valle fino al laghetto con il cuore colmo di gioia. Quella profonda soddisfazione continua a espandersi e a travolgermi. E’ quasi sessuale. E' un'eccitazione ma non localizzata ai genitali ma diffusa in tutto il corpo libera di scorrere.
In quel momento ho un flash. E' una sensazione sottile. Normalmente non ci avrei fatto caso o forse avrei frainteso, ma data la mia condizione di “sintonia” e “armonia” con ciò che mi stava attorno e con me stesso, e dato il mio stato mentale percettivo, capisco che è importante. Va oltre me. Va oltre quello che volevo io.
Mi accorgo che manca una presenza femminile!....... E’ un bisogno alchemico. E’ come una sensazione d’incompletezza. Non mi fa stare male ma è così. Mi rendo conto però, che se ci fosse stata una donna lì con me, forse non avrei vissuto quello che ho vissuto, perché il contatto con un altro essere umano in quel momento sarebbe stato condizionato dalla mia educazione, dalla cultura, dai convenevoli, dalla gentilezza, ..... no. Ci sarebbe dovuta essere una donna nelle mie stesse condizioni di apertura. Non avremmo parlato. La comunicazione sarebbe avvenuta attraverso le nostre anime e i nostri corpi, non attraverso la parola. La cosa strana è che mi rendevo conto che forse sarebbe stato meglio non conoscerla. Un'estranea sarebbe stata perfetta. Certo, ho pensato che sarebbe stato fantastico se ci fosse stata mia moglie, ma questo era il mio cervello a parlare. La mia anima “sentiva” qualcosa di sottilmente diverso. Era la femminilità di cui avevo bisogno non di una donna. Era un essere femminile che avrebbe assorbito le mie energie, le avrebbe trasformate....elevate. E' stata un'intuizione molto profonda e potente ma non facile da descrivere a parole.
continua.....
martedì 3 gennaio 2012
La seconda notte.
Comincio a sentire il profumo del riso e mi preparo a mangiarlo.
Man mano che il tempo passa e il sole tramonta, la luce diminuisce ... e anche la temperatura! Fino a quel momento, infatti, sono rimasto in costume, ma per mangiare mi sono messo una maglietta. Non passa molto tempo che quell’abbigliamento non è più sufficiente : mi metto i jeans .... mi metto il pile ..... ho ancora freddo!
Infatti dalla valle comincia a scendere un'aria fredda e umida preoccupante! A questo punto mi chiedo come posso affrontare la nottata. C'è aria, acqua, terra .... manca il fuoco. Così cerco pietre abbastanza grosse e legna per poter fare un falò. Sono un po' preoccupato perché le sterpaglie tutt'intorno hanno l'aria di essere piuttosto infiammabili, così decido di fare un grosso cerchio di pietre e di tenere il focolare piccolo. Quando ho racimolato sufficienti sterpaglie e pezzi di legno di varia lunghezza comincio ad accendere. Non è così facile. C'è parecchia umidità e fatico a far restare accesa la legna. Comunque è solo questione di tempo.... il fuoco comincia a vivere.... brucia.... calore ..... tepore. Il fuoco, anche se piccolo, fa parecchio fumo proprio per l'umidità della legna e questo mi preoccupa un po' perché questo avrebbe segnalato la mia presenza dalla strada qualche Km a valle. Va bé, non ci penso.
Il fuoco….
Mi accorgo che il fuoco ha accompagnato la nostra evoluzione terrena per molto tempo e lì, in quella situazione, le reminiscenze si fanno sentire chiaramente. Il fuoco significa ... caldo, cibo, salvezza.... vita.
Sono lì. Completamente solo, con il cellulare fuori uso, con un torrente che scorre a pochi metri da me, con il fuoco acceso e il suo tepore, la tenda alle spalle. Gli ultimi bagliori del giorno mi permettono di lavare le stoviglie al fiume e di raccogliere legna abbondante. Poco dopo è buio. Buio totale. Notte. La notte porta emozioni ancestrali, inquietanti. Forse era proprio quello che cercavo ma quando arrivano non ti lasciano scampo. O le accetti e le vivi o te ne vai. Sento una profonda soddisfazione scorrere nel corpo. E come un leggero orgasmo che fluisce sotto pelle.... dei brividi. Probabilmente ho avuto stampato sulla faccia un sorrisino soddisfatto per tutto il tempo.
Mi sono portato una pipa costruita da me e mi viene voglia di sentire il profumo del tabacco. La accendo e avverto forte il suo aroma dolciastro. Di nuovo suono il flauto di bamboo. Un po' disordinatamente canto, suono, fumo.... sono Io. Passa il tempo ma non capisco che ore sono. Diciamo che non m’interessa.
Ad un certo punto mi viene sonno e cominciano a chiudersi gli occhi. Mi dispiace perché il momento è speciale e non vorrei farlo finire ma esisto in un corpo che ha bisogno di dormire e così vado in tenda. L'aria che arriva dalla valle non è più brezza leggera ma venticello. Freddo. Vestito m’infilo nel sacco a pelo e mi accorgo che non è sufficiente per tenere caldo il mio corpo. Quindi uso una tecnica che avevo messo a punto quando ero piccolo e vivevo dai miei genitori. La casa era fredda e per addormentarmi dovevo mettere la testa sotto le coperte per scaldarmi col fiato. Così feci..... e funzionò! Mi permise di addormentarmi, ma è stato appena sufficiente perché fuori faceva veramente freddo.
Il sonno, la seconda notte, è stato un po' meglio ma comunque non tranquillo. In quella situazione ero interrotto ad ogni piccolo rumore. Ad un certo punto mi è sembrato di sentire addirittura un animale camminare lì vicino... chissà se era un sogno o era vero.
Continua.......
domenica 4 dicembre 2011
La vallata.
L'istinto, ancora una volta, mi fa capire chiaramente che la valle e il fiume che mi avevano ospitato e aiutato la notte precedente, sarebbero stati di nuovo la mia casa e la mia protezione. Non sapevo se nello stesso punto o da un'altra parte, ma sapevo che dovevo andare.
Carico di nuovo la moto, saluto il lago e ....via.
Il viaggio di ritorno è più frettoloso. Ero ansioso di trovare il posto dove sarei stato a dormire la notte seguente.....non avevo ancora finito!
Arrivo nei pressi del ponte, dove ero stato la sera prima, e vedo che c'è una persona che cammina sul ciglio della strada. Mi rendo conto che lì non potevo stare. Non andava più bene. Proseguo per qualche chilometro cercando, stavolta con la luce del sole, il posto giusto per me. Trovo che ad un certo punto la strada svolta verso destra ma il torrente prosegue per una vallata selvaggia. Eccolo! Trovato! Scendo e senza scaricare vado in avanscoperta per vedere se davvero lì avrei potuto mettere la mia tenda.
Mi addentro.
La natura è prepotente.....forte, è difficoltoso camminare. Il rumore amichevole dell'acqua è forte, quasi assordante. Trovo una montagna di detriti dopo pochi metri. La supero ..... il sentiero sparisce..... erba morbida... piante basse.... tracce di animali......cammino ancora per un po'. Passo attraverso uno strano posto energetico umido, freddo, buio, pieno di insetti..... sento i brividi. Guado con un salto il corso d'acqua e il cammino prosegue solo per qualche metro perché lì .... poco lontano ..... c'è il posto giusto per la tenda. Il terreno attorno è in pendenza e pieno di arbusti ma lì, sembra ci sia una piazzola da campeggio fatta apposta per la mia piccola casetta. Torno alla moto, prendo tutto e ritorno sul posto.... Sono accaldato e in quel momento ho un solo desiderio: fare il bagno nel torrente!
In realtà, quello che volevo fare, non era proprio un semplice bagno. Tempo prima avevo letto che la cerimonia del battesimo, come veniva fatta prima che esistesse il cristianesimo, consisteva nell’immergere totalmente il corpo nell’acqua fredda di un fiume. Questo modo di eseguire il battesimo tanto diverso da come ora avviene nelle chiese, aveva un senso preciso. Veniva svolto in quel modo perché l’immersione totale e improvvisa nell’acqua fredda provoca il distaccamento della nostra consapevolezza dal corpo per un istante.
Questa cosa, oltre che incuriosirmi per il suo valore storico, m’incuriosì soprattutto perché non si trattava di qualcosa di teorico o simbolico, ma di qualcosa che in qualche modo poteva essere sperimentato in concreto.
Lascio tutto sul prato, mi spoglio e comincio a cercare un posto vicino dove poterlo fare. L'acqua è bassa quasi dappertutto ma poco lontano intravedo una piccola insenatura dove è possibile immergersi sdraiandosi. Per arrivarci devo usare le mani e aggrapparmi alle piante e ai ciuffi d'erba perché il punto d’accesso al fiume è ripido e scivoloso. Ho i piedi e le mani sporchi di terra scura ..... è bello.
Quando arrivo all'insenatura, immergo i piedi nell'acqua e mi accorgo che è gelata.
Mi bagno con le mani......... i piedi mi fanno male dal freddo..... mi ribagno per evitare lo shock termico e poi..... dentro.... AAAH... freddissima.... non respiro .... emetto un gemito forte. Quando mi raddrizzo in piedi e passa il trauma dico ... che bello ... lo rifaccio!.... e giù di nuovo.... fredda ancora...... bellissimo. Sicuramente non era quello che mi ero immaginato ma sono soddisfatto. Evidentemente, l’effetto di distaccamento dal corpo che avevo cercato di sperimentare, non si poteva realizzare semplicemente immergendosi nell’acqua gelata…..ovvio direi!
Nudo, torno dove avevo lasciato le cose e monto la tenda. Fatto questo, dopo essermi asciugato, mi metto il costume e vado a fare una passeggiata per vedere dove ci si può spingere ... cosa c'è oltre . Passo un promontorio di terra e poi un grosso masso.... meraviglia..... il fiume serpeggia in questa valle selvaggia stretto fra alte mura di roccia ed è stupendo...... sembra incontaminato, anzi ..... è incontaminato. Proseguo e devo attraversare di nuovo il corso d'acqua. Non c'è un sentiero... devo districarmi fra arbusti secchi intrecciati con i nuovi..... ad ogni angolo non credo ai miei occhi. Meraviglia . Sono incantato. Vedo dei laghettini dove mi prometto che all'indomani avrei ritentato l’esperimento dell’immersione. Vado avanti e..... oooohh ancora sorpresa.... un laghetto più grande ancora più bello con l'acqua talmente pura e trasparente che sembra cristallo. Subito dopo ..... ancora stupore .... il fiume si dirama in tre piccoli torrenti formando due isolette piene di vegetazione rigogliosa. Subito dopo vedo uno spiazzo sulla destra dove mi dico che, se mai fossi tornato un giorno in quel posto, lì avrei messo la tenda. Torno indietro galvanizzato e a quel punto, comincio ad avere un po' di fame. Monto il fornellino da campo e comincio a far bollire il riso che mi sono portato da casa.
Il quadro è meraviglioso: fiume, tenda alle spalle, fornellino da campo. Ogni momento mi sento parte di qualcosa ma nello stesso tempo ospite ...osservato...
continua.....
venerdì 21 ottobre 2011
Un nuovo giorno
Mi sveglio alle prime ore dell'alba dopo aver fatto qualche ora di sonno. Esco dalla tenda e mi rendo conto meglio del luogo dove ero stato. Gironzolo nei dintorni e vedo che è tutto bellissimo.
Mi siedo e osservo. Guardo tutto senza pensiero e tutto mi attraversa, mi alimenta, mi nutre. Sono sporco, lercio di terra e sudore per quello che ho fatto la notte precedente. Così decido che è l'ora delle spugnature al fiume. Un po' infreddolito, prendo con me sapone, spugna e mi avvio. Dopo pochi minuti arrivo al corso d'acqua e subito trovo il posto giusto per lavarmi. Attorno a me c'è una radura piana, piena d’alberi e arbusti d’ogni tipo. E' un bosco che nessuno calpesta da anni e l'erba è morbida, come se crescesse su un cuscino.
Comincio dalle braccia: prima un po' di sapone inumidito e poi solo acqua.... acqua fresca... fredda. Ritorna lo stato di ... alterazione sensoriale e il freddo comincia a passare. Mi tolgo il pile e mi lavo il tronco. Bagnato .... freddo .... ma io ho caldo. Mi ritrovo ancora seminudo e mi lavo tutto. Profumo di pulito e sto bene. Sento che la notte prima è accaduto qualcosa di straordinario e vivo il lavaggio più intensamente. Non so che ore sono, il cellulare è spento e non so esattamente dove sono. Il tempo scorre in modo diverso perché Io sono diverso. Ci sono momenti lunghi in cui sto lì a far nulla. Non devo fare nulla. Sono io nel presente e questo è sufficiente. (fa anche rima!)
Seduto di fronte alla tenda, tiro fuori il mio flauto di bamboo e suono.....non suono niente di conosciuto.... sono ispirato dal momento…suono quello che arriva.
Dopo aver espresso i miei sentimenti con la musica faccio due passi lì intorno e poco lontano dalla tenda c'è una vecchia casa abbandonata....unica traccia umana.
Fra le cose che avevo preso in considerazione di fare, in questo mio viaggio, c'era di visitare il lago di Lerdo, posto incantevole immerso nel verde delle nostre valli e che non vedevo da quando ero piccolo.
Capisco che è ora di ....”levare le tende” nel vero senso della parola e quindi, dopo aver gironzolato allegramente nei paraggi per un po' di tempo, torno alla tenda, smonto tutto e mi incammino verso la moto.
Il rituale d’ogni motociclista di caricare la moto con cura è un momento molto significativo. Porti tutto con te. Non resta nulla sul posto dove stavi.... non lasci traccia. Ti rendi conto più del solito d’essere solo di passaggio.
Comunque, quando tutto è pronto..... via! Attraverso il ponte sul fiume e imbocco la strada verso il lago d'Idro. Durante l'attraversamento penso per un attimo al posto dove avrei dormito la notte seguente e nonostante mi piacesse l'idea di trovare un luogo nuovo, guidato ancora dall'istinto, sento che lì, vicino a quel fiume, c'è qualcosa di importante per me. Nell'allontanarmi sento un senso di forte gratitudine verso quel posto....lo ringrazio mentalmente.
La strada è semideserta e mi permette di guidare molto lentamente. Riesco a godermi il paesaggio e mi accorgo che l'effetto di ciò che ho vissuto nella nottata non è svanito. Non sono ..”normale”, non come al solito. E' come se il “volume” delle percezioni fosse aumentato. Vedo i colori più intensi, sento i rumori più dettagliatamente, avverto le vibrazioni della moto e l'aria sul mio corpo con più intensità del solito.
Lungo la strada mi fermo a bere da una fontana d’acqua fresca che sgorga dalla montagna..... buona.... avevo sete. Mi sgranchisco un po' le gambe e subito dopo rimonto in sella.
A parte il tratto di strada che costeggia il lago d'Idro, sono tutte strade che non conosco e dentro di me continuo a meravigliarmi dalla bellezza dei posti che stanno a pochi chilometri da casa mia. Arrivo a Ledro. E' bellissimo! Trasparente ... poca gente. Parcheggio la moto vicino alla sponda e immediatamente mi butto nelle sue fresche acque. Ne avevo bisogno! L'acqua è fredda ma nonostante questo sto a mollo per un bel po'. Mi piace e il freddo è comunque una piacevole sensazione. Quando esco, mi sdraio sull'erba al sole ed aspetto di asciugarmi.
Sono a digiuno completo da 24 ore e sento un po' di fame. Mangio prugne secche e arachidi, accompagnati da un buon succo di frutta. Non ho molto appetito ma mangio con gusto.
Osservando attorno a me, mi rendo conto di essere un estraneo. E' l'esatta sensazione che ho provato in quel momento. La gente attorno a me era lì per godersi il lago durante il week end, per rilassarsi prendendo il sole, io no . Vedevo il resto del mondo da un oblò, e questo mi ha fatto capire che il mio percorso interiore non era ancora terminato.
Infatti poco dopo aver finito di nutrire il corpo e dopo essermi asciugato totalmente, rimonto in sella per tornare alla ricerca del posto in cui pernottare la notte seguente.
Continua.....
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