venerdì 21 ottobre 2011

Un nuovo giorno


Mi sveglio alle prime ore dell'alba dopo aver fatto qualche ora di sonno. Esco dalla tenda e mi rendo conto meglio del luogo dove  ero stato. Gironzolo nei dintorni e vedo che è tutto bellissimo.
Mi siedo e osservo. Guardo tutto senza pensiero e tutto mi attraversa, mi alimenta, mi nutre. Sono sporco, lercio di terra e sudore per quello che ho fatto la notte precedente. Così decido che è l'ora delle spugnature al fiume. Un po' infreddolito, prendo con me sapone, spugna e mi avvio. Dopo pochi minuti arrivo al corso d'acqua e subito trovo il posto giusto per lavarmi. Attorno a me c'è una radura piana, piena d’alberi e arbusti d’ogni tipo. E' un bosco che nessuno calpesta da anni e l'erba è morbida, come se crescesse su un cuscino.
Comincio dalle braccia: prima un po' di sapone inumidito e poi solo acqua.... acqua fresca... fredda. Ritorna lo stato di ... alterazione sensoriale e il freddo comincia a passare. Mi tolgo il pile e mi lavo il tronco. Bagnato .... freddo .... ma io ho caldo. Mi ritrovo ancora seminudo e mi lavo tutto. Profumo di pulito e sto bene. Sento che la notte prima è accaduto qualcosa di straordinario e vivo il lavaggio più intensamente. Non so che ore sono, il cellulare è spento e non so esattamente dove sono. Il tempo scorre in modo diverso perché Io sono diverso. Ci sono momenti lunghi in cui sto lì a far nulla. Non devo fare nulla. Sono io nel presente e questo è sufficiente.  (fa anche rima!)
Seduto di fronte alla tenda, tiro fuori il mio flauto di bamboo  e suono.....non suono niente di conosciuto.... sono ispirato dal momento…suono quello che arriva.
Dopo aver espresso i miei sentimenti con la musica faccio due passi lì intorno e poco lontano dalla tenda c'è una vecchia casa abbandonata....unica traccia umana.
Fra le cose che avevo preso in considerazione di fare, in questo mio viaggio, c'era di visitare il lago di Lerdo, posto incantevole immerso nel verde delle nostre valli e che non vedevo da quando ero piccolo.
Capisco che è ora di ....”levare le tende” nel vero senso della parola e quindi, dopo aver gironzolato allegramente nei paraggi per un po' di tempo, torno alla tenda, smonto tutto e mi incammino verso la moto.
Il rituale d’ogni motociclista di caricare la moto con cura è un momento molto significativo. Porti tutto con te. Non resta nulla sul posto dove stavi.... non lasci traccia. Ti rendi conto più del solito d’essere solo di passaggio.
Comunque, quando tutto è pronto..... via! Attraverso il ponte sul fiume e imbocco la strada verso il lago d'Idro.  Durante l'attraversamento penso per un attimo al posto dove avrei dormito la notte seguente e  nonostante mi piacesse l'idea di trovare un luogo nuovo, guidato ancora dall'istinto, sento che lì, vicino a quel fiume,  c'è qualcosa di importante per me. Nell'allontanarmi sento un senso di forte gratitudine verso quel posto....lo ringrazio mentalmente.
La strada è semideserta e mi permette di guidare molto lentamente. Riesco a godermi il paesaggio e mi accorgo che l'effetto di ciò che ho vissuto nella nottata non è svanito. Non sono ..”normale”, non come al solito. E' come se il “volume” delle percezioni fosse aumentato. Vedo i colori più intensi, sento i rumori più dettagliatamente, avverto le vibrazioni della moto  e l'aria sul mio corpo con più intensità del solito.  
Lungo la strada mi fermo a bere da una fontana d’acqua fresca che sgorga dalla montagna..... buona.... avevo sete. Mi sgranchisco un po' le gambe e subito dopo rimonto in sella.
A parte il tratto di strada che costeggia il lago d'Idro, sono tutte strade che non conosco e dentro di me continuo a meravigliarmi dalla bellezza dei posti che stanno a pochi chilometri da casa mia. Arrivo a Ledro. E' bellissimo! Trasparente ... poca gente. Parcheggio la moto vicino alla sponda e immediatamente mi butto nelle sue fresche acque. Ne avevo bisogno! L'acqua è fredda ma nonostante questo sto a mollo per un bel po'. Mi piace e il freddo è comunque una piacevole sensazione.  Quando esco, mi sdraio sull'erba al sole ed aspetto di asciugarmi.
Sono a digiuno completo da 24 ore e sento un po' di fame. Mangio prugne secche e arachidi, accompagnati da un buon succo di frutta. Non ho molto appetito ma mangio con gusto.
Osservando attorno a me, mi rendo conto di essere un estraneo. E' l'esatta sensazione che ho provato in quel momento. La gente attorno a me era lì per godersi il lago durante il week end, per rilassarsi prendendo il sole, io  no . Vedevo il resto del mondo da un oblò, e questo mi ha fatto capire che il mio percorso interiore non era ancora terminato.
Infatti poco dopo aver finito di nutrire il corpo e dopo essermi asciugato totalmente, rimonto in sella per tornare alla ricerca del posto in cui pernottare la notte seguente. 

Continua.....

domenica 2 ottobre 2011

Risvolti interiori.


Quello che è successo poi non è esprimibile con il nostro linguaggio ordinario e se provassi a farlo, sarebbe solo un disegno approssimativo di qualcosa di esteriore, quando invece l'importante è accaduto interiormente. Posso solo dire che è stato come scavalcare un ostacolo che sentivo di dover superare da anni. Sono entrato così in profondità, così in intimità con me stesso che l'intimità si è estesa oltre me, i confini netti fra “io” e “tutto il resto” si dissolsero e gli effetti di tutto questo sono arrivati in fondo al mio cuore. Non so quanto tempo è passato ma non aveva alcuna importanza. Ero veramente Solo ma connesso con tutto il resto più che mai. Felice. Ero in contatto con quella parte di me che non muore ma è abbandonata …nascosta..... dimenticata. Sentivo ciò che dovevo fare. Quella parte era finalmente libera di esprimersi senza quel pesante involucro culturale che di solito mi portavo dietro come una muta spaziale. Io Ero Io!
Compio molte azioni durante quella lunga notte e le compio con la strana sensazione di doverle fare ma nello stesso tempo di non sapere il perché. E’ come un rito. Tutte azioni concatenate che però non comprendo con la mia razionalità…non sono razionali! E’ il mio cuore a guidare….è lui che detta legge. Per un po’ di tempo che non saprei quantificare, mi sento come in trance. Ondeggio e mi gira la testa. Dico delle cose. Faccio delle cose. Il buio quasi totale aiuta a farmi sentire come nello spazio….perso. E’ una situazione veramente difficile da spiegare.
Il tempo è rallentato e passano molte ore….. la luna, che era alta nel cielo, lo percorre tutto e tramonta prima che tutto finisca. Sembra sia passata una settimana.
Ad un certo punto l’energia che accompagnò quei momenti magici comincia a rientrare nella normalità ma non capisco bene ciò che mi è accaduto. Non è il momento per capire! La mia mente è sveglia ma il mio corpo è stanco e comincio a sentire il freddo. Capisco che è giunto il momento di cercare di riposare e quindi m’infilo nel sacco a pelo per dormire. La nottata è irrequieta e il sonno è molto leggero. Ad ogni piccolo rumore mi sveglio …. buio …. fruscio dell’acqua in lontananza ….. freddo….. forse voglia di piangere … non so.

Continua...